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SEO-Posizionamento sui motori di ricerca: il consulente

agosto 17th, 2008 by Marcello del Bono · 3 Comments · Online business, Pubblicità Internet, Società digitale

Il posizionamento organico, quello derivante dall’ottimizzazione del ranking sui motori di ricerca (SEO) per le keyword che ci interessano, è un’opzione normalmente  percorribile anche con budget limitati. Si tratta di un tool specialistico peculiare  del marketing online operativo che diventa sempre più interessante con il crescere dell’audience su internet.

Agli albori della rete, quando google era solo la storpiatura di googol, termine matematico che indica 10 elevato alla 100, il posizionamento era materia semplice. Bastava  usare i metatag per ottenere le migliori posizioni su Altavista, Yahoo, etc. Ricordo di essere stato scherzosamente accusato – nel 1998 – di concorrenza sleale perchè le pagine web dell’azienda per cui lavoravo coprivano praticamente tutti i link delle prime pagine nei risultati di altavista, per le keyword dello specifico core business.

Scegliere i consulenti

Altri tempi. Oggi, nonostante il numero dei search engine rilevanti sia tipicamente diminuito (generalmente = 1),  il posizionamento è più complesso e richiede competenze specialistiche. I professionisti sul mercato sono molti – alcuni estremamente validi, altri più improvvisati -  e si pone il problema di come sceglierli, posto che, nonostante una ampia diffusione delle competenze specifiche tramite letteratura e siti web,  non esiste ancora nemmeno una certificazione riconosciuta per i search engine consultants. Per inciso, si tratta di una opportunità per le associazioni dell’online marketing, che potrebbero lanciare corso e relativa certificazione fornendo un servizio a professionisti e alle aziende clienti, contemporaneamente  ampliando il proprio portfolio di servizi ( e annesse fonti di cash in-flows) e la propria visibilità. A buon intenditore…

1) Il primo consiglio per le aziende, ovvio ma spesso non seguito, è quello di farsi fare e mettere a confronto almeno tre proposte da tre consulenti diversi.

2) Si tratta poi di valutare i contenuti delle proposte. Metteremo sicuramente  a confronto prezzo e prestazioni target. Per valutare l’approccio ecco una miniguida per la selezione dei consulenti SEO. UPDATE: mi segnala Sean Carlos di Antezeta – uno dei professionisti più conosciuti sul mercato italiano del SEO – di non essere completamente d’accordo con i criteri presentati nella guida linkata. Ad esempio per quanto riguarda l’uso di TAG visibili solo agli spider Sean segnala come Google in alcuni casi raccomandi addirittura l’uso di questi tag. Lascio a Sean nei commenti l’eventuale esposizione di ulteriori divergenze.  La guida propone una serie di test  per verificare il modus operandi del consulente ed è pensata per le aziende acquirenti ma va da sè che i consulenti stessi possono usarla per un double check del proprio approccio e conseguente fine tuning.

3) Ovviamente nessun professionista serio del SEO è in grado di fornire una garanzia di posizionamento, essendo il ranking opera dei motori di ricerca. Tuttavia il professionista/agenzia opera per migliorare il posizionamento organico delle nostre pagine web. E quindi possiamo articolare il compenso finale in una parte fissa  e una direttamente collegata alle performance ottenute e concordate con il consulente: aumento del traffico in ingresso, posizioni guadagnate nei ranking, etc.

4) la proposta deve indicare chiaramente l’esperienza SEO di chi seguirà materialmente il progetto e almeno due progetti SEO-related  gestiti dal consulente e verificabili sia online sia con contatto diretto.

5) Infine non dimentichiamoci che anche i consulenti non selezionati ci hanno dedicato del tempo per capire le nostre esigenze e formulare una proposta. E’ quindi buona norma fare di persona o per iscritto a tutti i relatori di proposte non accettate un followup che includa le ragioni dell’esclusione.

Cos’è il SEO Posizionamento sui motori di ricerca?

Ed ecco una breve derfinizione/sitografia introduttiva al SEO:

Hai avuto esperienze positive o negative al riguardo? E cosa ne pensano gli specialisti di SEO? I commenti sono benevenuti.

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3 Comments so far ↓

  • SEO in Abruzzo

    Grazie per la segnalazione. A presto Andrea

  • Sean Carlos

    Ciao Marcello,

    credo che il problema sia, nei fatti, un problema più esteso. Basta cambiare la parola “SEO” in “Avvocato” o “Idraulico” e notiamo che la maggior parte delle tue osservazioni rimangono ancora valide.

    Relativamente all’importanza di una certificazione, ho qualche perplessità in merito. Credo che la certificazione possa funzionare come garanzia solo in parte e solo se una serie di condizioni vengono soddisfatte:

    * il campo è ben definito (la sfera di conoscenza è di dominio pubblico) e relativamente statico;
    * c’è un ente indipendente per gestire tutto l’iter della certificazione;
    * la certificazione prevede un aggiornamento professionale;
    * sarà possibile revocare la certificazione.

    Visto che i motori di ricerca sono privati, che essi non pubblicano i loro algoritmi e non sono tenuti a notificare nessuno dei cambiamenti in questi algoritmi, manca già il primo requisito. Per il secondo punto, la parola chiave è “indipendente”. Le associazioni di categoria generalmente NON sono indipendenti – sono composte e finanziate dai professionisti stessi, con tutti i problemi connessi.

    Nel mondo reale, mi pare raro che le certificazioni professionali contino più di tanto. Invece mi sembra che sia importante guardare alla persona: qual è la sua esperienza effettiva? Dimostra di avere questa esperienza in pubblico, vale a dire: scrive articoli, anche pubblicati, parla in pubblico della sua area professionale? E’ trasparente nell’illustrare il percorso di un progetto di consulenza con i clienti potenziali o rimane tutto in una scatola nera? Offre formazione? Può fornire riferimenti? Comunque, nel porre domande di prova al consulente, occhio anche a scegliere domande da una fonte attendibile, senza errori.

    - Sean

  • mdelbono

    Le certificazioni servono? Dipende. In Italia tendiamo, per cultura, a dare poca importanza all’approccio, al metodo e di conseguenza anche anche alle certificazioni che hanno meno peso. Nel mondo anglosassone – come sai sicuramente meglio di me – è l’opposto. Se guardi ad esempio i jobsite UK le ricerche di project manager non prescindono mai dalla richiesta di una certificazione PMP, o PRINCE2. In Italia non sappiamo quasi cosa siano e il 99% dei project manager che ho conosciuto non hanno mai fatto un corso dedicato alla disciplina del PM e molti non hanno nemmeno idea di quali siano le aree di conoscenza relative al PM.

    Il SEO è disciplina molto più recente del project management e certificazioni altrettanto riconosciute non esistono. E’ anche vero che la certificazione ti da semplicemente la certezza che chi la possiede ha studiato e compreso, almeno formalmente, le aree fondamentali della disciplina. La disciplina cambia rapidamente? Esistono comunque delle guidelines fondamentali e si può legare la certificazione a un aggiornamento periodico, ad esempio annuale.

    Detto questo è logico che la certificazione non è certo condizione sufficiente a garantire la professionalità di un consulente. Ma può aiutare a mettere dei paletti, sia per i consulenti che per i clienti, contribuendo a rendere più solida la business culture intorno ad un argomento specialistico, che nel nostro paese potrebbe già essere un risultato più che apprezzabile a vantaggio sia delle aziende, che capiscono meglio con cosa e con chi hanno a che fare, sia dei consulenti, i junior che hanno modo di entrare in una nuova disciplina, i senior che vedono riconosciuta formalmente la propria seniority, per esempio con certificazioni a più livelli e legate anche all’esperienza effettiva sul campo.

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