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Newspaper paywall timeL’era dei paywall

July 6th, 2010 by Marcello del Bono · 3 Comments · Società digitale, Web Marketing

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The guardian is skeptical about the new paywall of The Times. Image courtesy

4309563055 d823ac1a48 m <!  :en  >Newspaper paywall time<!  :  ><!  :it  >Lera dei paywall <!  :  >Il times di londra si aggiunge al numero di quotidiani a pagamento presenti sul web.  Secondo il guardian, concorrente del times,  non funzionerà (it will underperform). Image courtesy.

Ma come si è arrivati a questo punto? Storicamente i giornali online sono sempre stati gratuiti, con poche eccezioni spesso  accantonate. Il New York Times aveva il programma di abbonamento (parziale)  Time Select, che è stato abbandonato nel 2007, quando al NYT si sono resi conto dell’enorme quantità di traffico generata dai motori di ricerca, che veniva rimbalzata dal paywall e che poteva rappresentare  una enorme fonte di guadagni pubblicitari. I lettori che vengono respinti dal paywall inoltre, finiranno per costruire engagement, comunità e relazioni con altri siti, altri quotidiani, altri concorrenti fornitori di notizie. E i giornalisti si trovano a comunicare i propri pensieri, la propria firma e il proprio personal brand ad una audience più ristretta che si rinnova molto più lentamente.

Il Wall Street Journal sembra aver trovato una propria via di mezzo: adotta da tempo una struttura mista, con notizie fruibili gratuitamente ed altre a pagamento. Il paywall del wsj è però – come è noto da tempo-  facilmente aggirabile semplicemente incollando il titolo dell’articolo che si vuole leggere nel search box di google: se si arriva al wsj da google è quindi possibile leggere senza pagare i contenuti indicati come a pagamento, e per cui è necessario pagare se li si raggiunge direttamente dal sito del wsj.

Il FT.com è forse, oggi come oggi, uno degli esempi più di successo. Dal 2002 FT.com è a pagamento: pur avendo una audience numericamente limitata (circa 2M utenti free con accesso a un numero limitato di articoli + circa 120.000 subscriber a pagamento) è riuscito ad essere profittevole.

Quello che accadrà con i paywall e con gli editori che li adottano è ancora tutto da verificare. Solo pochi anni fa in Italia, ma anche in altri paesi, il pricing model imperante per l’accesso a Internet era il pagamento a consumo, lo stesso modello oggi scomparso per il web ma ancora ampiamente diffuso nei dispositivi mobile.

Il passaggio dal free al fee è il sogno di tutti gli editori, chi ci crede veramente ci si butti prima che sia troppo tardi. Chi non ci crede continui a fare il proprio mestiere proponendo contenuti sempre più di qualità  ad audience in crescita esplosiva in un mercato che cambia sempre più rapidamente. Non un momento facile per fare l’editore.

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3 Comments so far ↓

  • Mushin

    Evidenze dimostrano quello che era facilmente prevedibile: il paywall diminuisce il traffico. Ultimo esempio: http://yoc.to/Wk

    Vedremo se la minoranza di paganti riuscirà a sostenere le perdite del drop di traffico + aumeto delle entrate, così come sarebbe chiamato a fare, nell’idealità degli editori, il meccanismo

  • gluca

    francamente credo che il paywall sia sostenibile in modo inversamente proporzionale al numero assoluto dei lettori. Ergo, grandi giornali, mh, no. Forse piccole pubblicazioni di nicchia, si’. Continuano cmq a ignorare che il problema sta nella produzione, non nella commercializzazione del prodotto news…
    ciao

  • Marcello del Bono

    come nota Mushin, i modelli pay per content sono nuovi e tutti da verificare e mettere a punto – anche se i casi di successo già non mancano, nella musica, nei periodici, nei quotidiani. La considerazione di gluca ( per il modello pay servono contenuti specialistici/di nicchia) è sicuramente fondata anche se non credo che sia vincolante in assoluto, penso ad esempio ad iTunes. Nei prossimi anni vedremo sicuramente anche una evoluzione culturale da parte degli utenti (l’incremento nell’utilizzo delle carte di credito, dell’ecommerce, etc) che potrebbe portare a una propensione significativamente maggiore al pagamento di contenuti. Questi dovranno però essere particolarmente validi per reggere il confronto con l’offerta free che non mancherà. Non tempi facili per fare l’editore.

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