
Image courtesy
Nelle ultime settimane abbiamo avuto due segnali incredibilmente contrastanti dello stato di salute delle democrazie occidentali.
Il primo, la vittoria di Obama, è il segnale di una democrazia funzionante, adamantina, dove uno sconosciuto afroamericano, sia pure con un background culturale importante – due lauree: una in Scienze Politiche alla Columbia e una in Giurisprudenza ad Harvard – diventa prima Senatore e poi Presidente del paese occidentale più importante dal punto di vista economico e militare.
Il secondo, la crisi finanziaria che si sta riversando sui mercati di tutto il mondo alimentando la recessione e le più cupe aspettative, è il migliore esempio di come interessi privati, miopia dei governanti e regole mal scritte nello stesso paese che ha eletto Obama, mettano alle strette le democrazie di tutto il mondo.
I due eventi non sono peraltro slegati, con la la crisi finanziaria che ha certamente giocato un ruolo nell’elezione di Obama e nel successo della sua proposta di cambiamento agli USA e al mondo. La vittoria di Obama darà i suoi frutti nei mesi e negli anni a venire. Ma la crisi sta già mordendo le nostre economie e le nostre vite. Oggi non siamo nel ’29: governi e banche centrali sanno cosa fare (il che non vuol dire che lo faranno):abbassare le tasse per i ceti bassi e medio-bassi, creare liquidità, stimolare i consumi e gli investimenti, avviare investimenti pubblici che producano ricchezza e migliorino i sistemi economici. Ma gli imprenditori? Cosa devono fare?
Imprenditori e crisi
Anche in questo momento di difficoltà ci sono diverse occasioni di miglioramento per gli imprenditori.
La prima è dovuta al fatto che le aziende più deboli soffriranno maggiormente, alcune spariranno addirittura dal mercato. Si libereranno quindi spazi competitivi e quote di mercato che gli imprenditori oculati andranno a ricercare con attenzione. Questo significa che la ricerca di efficienza e i tagli dovranno riguardare gli sprechi senza pregiudicare la ricerca di nuove opportunità e la penetrazione del mercato. E questo vale ovviamente anche e soprattutto per i media digitali, dove il cambiamento è continuo e abituale.
Anche con i mercati in contrazione non mancano i settori in crescita. Nella consulenza sono ad esempio la corporate governance e la ricerca di efficienza, nell’advertising sono l’on-line e l’outdoor, nel comparto produttivo i sistemi per la produzione di energie alternative, e così via. Può non essere il momento più easy per una diversificazione, ma è certo l’occasione per rinforzare la propria posizione nei settori chiave. Banale? Niente affatto, l’esperienza ci mostra come sia estremamente comune perdere la testa e mancare completamente le opportunità di crescita, che vengono invece colte dalle aziende più lungimiranti.
Infine non dobbiamo dimenticare che la crisi porterà a una redistribuzione delle risorse, con i prezzi che tenderanno generalmente e salvo casi particolari a scendere. Cosa significa? Che sarà possibile fare buoni affari altrimenti impossibili in tempi di crescita. E che, come sempre, compito dell’imprenditore è di sfruttare la situazione cum grano salis, e con il consueto strabismo di un occhio puntato al presente e uno al futuro.
In particolare già adesso sul mercato del lavoro si presentano buone opportunità con talenti che possono essere acquisiti a costi decisamente interessanti consentendo alle aziende di costruire le competenze necessarie per competere nei mercati di oggi ma anche e soprattutto in quelli di domani. Naturalmente anche in questo caso sono le aziende migliori, dotate di un forte strategic intent, quelle che approfittano di questa occasione, mentre per tutte le altre è molto più comune perdere talenti e competenze, invece che coltivarli.
Così va il mondo.
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Nelle ultime settimane abbiamo avuto due segnali incredibilmente contrastanti dello stato di salute delle democrazie occidentali.
Il primo, la vittoria di Obama, è il segnale di una democrazia funzionante, adamantina, dove uno sconosciuto afroamericano, sia pure con un background culturale importante – due lauree: una in Scienze Politiche alla Columbia e una in Giurisprudenza ad Harvard – diventa prima Senatore e poi Presidente del paese occidentale più importante dal punto di vista economico e militare.
Il secondo, la crisi finanziaria che si sta riversando sui mercati di tutto il mondo alimentando la recessione e le più cupe aspettative, è il migliore esempio di come interessi privati, miopia dei governanti e regole mal scritte nello stesso paese che ha eletto Obama, mettano alle strette le democrazie di tutto il mondo.
I due eventi non sono peraltro slegati, con la la crisi finanziaria che ha certamente giocato un ruolo nell’elezione di Obama e nel successo della sua proposta di cambiamento agli USA e al mondo. La vittoria di Obama darà i suoi frutti nei mesi e negli anni a venire. Ma la crisi sta già mordendo le nostre economie e le nostre vite. Oggi non siamo nel ’29: governi e banche centrali sanno cosa fare (il che non vuol dire che lo faranno):abbassare le tasse per i ceti bassi e medio-bassi, creare liquidità, stimolare i consumi e gli investimenti, avviare investimenti pubblici che producano ricchezza e migliorino i sistemi economici. Ma gli imprenditori? Cosa devono fare?
Imprenditori e crisi
Anche in questo momento di difficoltà ci sono diverse occasioni di miglioramento per gli imprenditori.
La prima è dovuta al fatto che le aziende più deboli soffriranno maggiormente, alcune spariranno addirittura dal mercato. Si libereranno quindi spazi competitivi e quote di mercato che gli imprenditori oculati andranno a ricercare con attenzione. Questo significa che la ricerca di efficienza e i tagli dovranno riguardare gli sprechi senza pregiudicare la ricerca di nuove opportunità e la penetrazione del mercato. E questo vale ovviamente anche e soprattutto per i media digitali, dove il cambiamento è continuo e abituale.
Anche con i mercati in contrazione non mancano i settori in crescita. Nella consulenza sono ad esempio la corporate governance e la ricerca di efficienza, nell’advertising sono l’on-line e l’outdoor, nel comparto produttivo i sistemi per la produzione di energie alternative, e così via. Può non essere il momento più easy per una diversificazione, ma è certo l’occasione per rinforzare la propria posizione nei settori chiave. Banale? Niente affatto, l’esperienza ci mostra come sia estremamente comune perdere la testa e mancare completamente le opportunità di crescita, che vengono invece colte dalle aziende più lungimiranti.
Infine non dobbiamo dimenticare che la crisi porterà a una redistribuzione delle risorse, con i prezzi che tenderanno generalmente e salvo casi particolari a scendere. Cosa significa? Che sarà possibile fare buoni affari altrimenti impossibili in tempi di crescita. E che, come sempre, compito dell’imprenditore è di sfruttare la situazione cum grano salis, e con il consueto strabismo di un occhio puntato al presente e uno al futuro.
In particolare già adesso sul mercato del lavoro si presentano buone opportunità con talenti che possono essere acquisiti a costi decisamente interessanti consentendo alle aziende di costruire le competenze necessarie per competere nei mercati di oggi ma anche e soprattutto in quelli di domani. Naturalmente anche in questo caso sono le aziende migliori, dotate di un forte strategic intent, quelle che approfittano di questa occasione, mentre per tutte le altre è molto più comune perdere talenti e competenze, invece che coltivarli.
Così va il mondo.
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